Comunque andare (a volte è fare l’unico modo per andare).

Questo post non è programmato.

Questo post è scritto sull’onda di una canzone ascoltata per caso per radio tornando casa, ripensando alla vita vera.

Questo post è un inno all’imperfezione, che ci fa sbagliare, e agli errori, che ci fanno imparare. È un inchino a chi rompe le righe per trovare la sua strada.  Questo post è come bere gin tonic e ballare al buio in una stanza dove non ti vede nessuno.

“Comunque andare, 

per non restare a fare niente, aspettando la fine 

andare, perché ferma non sai stare.”

 

Questo post è per G. che sta leggendo il libro di cui ho parlato qualche settimana fa e mi scrive per dirmi che lei il lavoro lo cambia se serve a vedere la trasformazione che vuole vedere nel mondo.

Questo post è per A. che è stanca stravolta, ma è sempre una forza delle natura, con i suoi bambini, con le sue amiche e con i suoi collaboratori. Anche con un metro di neve, con tre ore di sonno, una famiglia infinita e nessun letto libero in casa.

Questo post è per S. che non smette mai di mettere in discussione tutte le fette della sua vita, una per una, ostinata e caparbia come poche nelle ricerca della sua storia. E quella delle sue antenate. E ce la fa sempre.

Questo post è per F. che adora la sua bambina ma vuole tornare al lavoro e riprendersi quello che ha costruito con fatica. Tra due città, tra due realtà. Viaggiando.

“Comunque andare, anche quando ti senti svanire. 

Non saperti risparmiare, ma giocartela fino alla fine.”

 

Questo post è per F. che ha appena presentato il suo progetto di carta. Maledettamente controccorente, maledettamente colto, perché lui le cose le fa solo se ci crede davvero. Perché è l’unico modo per farle, e lo adoro per questo.

Questo post è per M. che è tutto e il contrario di tutto. Forte e fragile, serio e divertente e in costante cambiamento. In perfetto equilibrio fra farsi il mazzo e godersi la vita. Con l’educazione e la faccia tosta che nessuno di noi ha. Un pesci fuor d’acqua sempre più irresistibile.

Questo post è per J. che ha deciso di lasciare il cuore (e suo fratello) nella città che l’ha accolto per cercare un futuro migliore. Ammiro la sua forza e il suo coraggio.

Questo post è per L. che mi manca ogni giorno come fosse il primo. Perché l’ufficio non è lo stesso senza di lui. Perché nessuno come lui riconosce i miei sbalzi umorali a tre metri di distanza.  Perché quelli come noi si allenano per le maratone, ma quando mancano cento metri tornano indietro facendosi distrarre da nuove dorate avventure.

Questo post è per D. che mi fa parlare al telefono con il caccasauro che ha mangiato le sue paure. Perché infondo io sono la mamma, la mamma di Carlo, il caccasauro.

“Mi importa se mi vedi e cosa vedi 

sono qui davanti a te, coi miei bagagli ho radunato paure e desideri.” 

 

Questo post è per tutti quelli che vogliono di più e ce la mettono tutta, anche se non hanno filtri e non riescono a frenare la lingua quando devo dire quello che pensano. Con buona pace di certe carriere, degli strateghi e delle amiche Atena. Che ci amano così come siamo.

La canzone che mi ha fatto scrivere questo post è Comunque andare, la puoi ascoltare qui.

Comunque andare mi porta in Giappone fra pochi giorni. Ti racconterò questa storia (e le altre) sul mio instagram, ti aspetto!

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