La strada per essere felice? È dall’altra parte

C’è un corso di Yale che ti insegna come essere più felice. Ti svela quanto è in tuo potere fare per raggiungere la felicità e cosa stai facendo male se non ti succede. Come per esempio desiderare le cose sbagliate. Ecco quello che ho imparato nella seconda settimana

Ti ho lasciato due settimane fa con le mie prime sensazioni su un corso dell’Università di  Yale che promette di insegnare come stare bene ed essere felici su basi scientifiche. 

Rivolto originariamente ai suoi studenti, che spesso chiedevano aiuto e supporto psicologico nel loro corso di studi, è ben presto diventato uno dei corsi più seguiti ed è stato aperto a tutti gratuitamente, in una versione ridotta disponibile on line. 

Le lezioni sono cominciate con un’introduzione sul programma di studio, un’autovalutazione del livello di felicità attuale e un test sui punti di forza caratteriali che ognuno di noi ha. Da quel giorno ho ricevuto riscontri positivi dal test (lo ha fatto anche mia madre!). Quindi ti consiglio di provarci, trovi il link al primo post che ho scritto qui. Sei ancora in tempo per scoprire in cosa eccelli ed usarlo in modi nuovi durante questa settimana.

Fatti o parole?

Prima di entrare nel vivo, una premessa. Le lezioni della psicologa Santos, a Yale, non sono solo teoriche. Ci saranno tanti esercizi pratici, perché lo studio in sé della materia non è sufficiente a progredire in questo campo. Non basta sapere una cosa per cambiare un nostro comportamento, ci vuole sempre l’azione per metterla in pratica. Parliamo della base dell’approccio del coaching, forse lo sappiamo tutti che per cambiare bisogna fare e che, ho imparato, la ripetizione è la madre di ogni cambiamento, ma mai come ora repetita iuvant, ti sarà utile tenerlo a mente soprattutto se non hai ancora dimestichezza con questa disciplina.

Idee sbagliate sulla felicità

Desideriamo cose che crediamo ci renderanno felici ma in realtà non lo faranno o lo faranno solo in minima parte, magari per un lasso di tempo breve e mai tanto quanto ci aspettiamo. La maggior parte dei test condotti infatti, dimostra che ci aspettiamo che i nostri desideri più grandi ci regalino la felicità, ma quando li otteniamo il livello di felicità che proviamo è più basso di quello che aveva predetto.

Ma quali sono gli obiettivi più gettonati nella ricerca della felicità? Scorriamoli assieme uno a uno:

  • il lavoro dei sogni
  • guadagnare più soldi 
  • comprare oggetti costosi e fichissimi
  • sposarsi e/o trovare il grande amore
  • avere un corpo perfetto
  • ricevere voti alti (in fondo sono sempre studenti)

Ti ci ritrovi? 

 

Partendo dal primo punto, che poi è molto legato al secondo, emerge che il benessere economico non ci rende così felici come potremmo pensare (soprattutto quando si raggiunge una determinata soglia di reddito), e non ha un impatto così significante sulle nostre vite. Santos evidenzia inoltre che il rapporto tra disponibilità economica e benessere generale si sta progressivamente abbassando rispetto ad alcuni decenni fa. Questo vuol dire che più progrediamo nella scala del benessere, meno felici siamo e più si alza il rischio di depressione e infelicità.

Anche per gli altri temi, le ricerche portano a conclusioni simili: desideriamo una casa, una macchina, un lavoro di prestigio e un corpo che risponda ai più elevati canoni sociali, voti alti quando studiamo e il/la compagna ideale pensando che ci garantiranno il tanto atteso appagamento. Ma i dati dimostrano che no, tutte queste cose non ci rendono automaticamente più felici. 

Ma allora da cosa dipende la felicità?

Per quale motivo le cose che tanto pensiamo di volere non ci fanno felici?

Forse perché la felicità è genetica? O perché esistono le circostanze casuali della vita da cui dipendono cose orribili esattamente come quelle fantastiche? In realtà, la genetica determina il nostro livello di felicità solo per il 50% e le circostanze della vita il 10%. Scopro invece, nel corso dell’approfondimento su Sonja Lyubomirsky e il suo The How of Happiness: A New Approach to Getting the Life You Want, che sono le azioni e i nostri pensieri che hanno un grande impatto nella percezione della felicità, nel 40% dei casi. Dato rilevante, perché vuol dire che più di un terzo del nostro livello di soddisfazione dipende totalmente da noi. Che essere felici è per il 40% nelle nostre mani.

Non ho ancora letto il libro, sicuramente lo prenderò prossimamente, nel frattempo voglio riflettere con calma su queste percentuali. E tu, dove hai riposto finora il tuo obiettivo di felicità? 

 

 

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  • Ciao, sto seguendo il corso anche io, sembra interessante ed è fantastico che io abbia trovato un’altra persona con cui parlarne (sempre se ne hai voglia) 🙂 ma in alcuni punti non riesco a seguire il filo logico della Santos: per esempio, lei dice (anzi lo dice Lyubomirsky) che il 40% della nostra felicità è nelle nostre mani ed in particolare questo 40% dipende dalle nostre azioni e dai nostri pensieri. Ma le nostre azioni sono lavorare, occuparci della famiglia, studiare per avere voti alti (tutte quelle cose che rientrano nella lista delle cose che crediamo ci rendano felici ma in realtà non lo fanno XD ) e i nostri pensieri riguardano i nostri sogni i nostri affetti (altre cose presenti nella lista)… Come facciamo a uscire da questo circolo vizioso? Cioè in cosa consiste questo 40% in pratica?… (sono solo alla seconda settimana di corso, tu poi lo hai finito?)
    Grazie mille per la futura risposta, dimmi tranquillamente che cosa ne pensi, mi piacerebbe saperne il più possibile 🙂

    • Cara Silvia,
      che bello che tu stia seguendo questo corso! Io l’ho iniziato e terminato l’anno scorso, con tanto di diploma e devo dire che mi è piaciuto molto e mi ha dato tanti spunti interessanti. Dopo che mi hai scritto sono andata a rivedere la lezione di cui parli. Credo che ti sarà più facile seguire il filo logico andando un po’ avanti con le lezioni, anzi divertiti ad andare avanti e indietro tra i video perché per me non è stato affatto un apprendimento lineare. In pratica, provo ad aiutarti, è verissimo che ben il 40% della nostra felicità di pende da noi, ovvero da dove indirizziamo i nostri pensieri e le nostre azioni. Ma è anche vero che per tutta una serie di motivi la maggior parte di noi li indirizza verso cose che non portano la felicità. Il corso invece, fa proprio questo, ti insegna a capire il perché perché e a concentrarti su cose che sì possono darti più felicità. Se posso darti uno spoiler su quali sono le più potenti, comincerei sicuramente dalla gratitudine! Ogni sera, per almeno un mese, scrivi le 5 cose per cui sei grata della giornata.E mi raccomando restiamo in contatto! Mi fa molto piacere condividere con te questo percorso. E se mi dai una mano a spargere questi concetti… te ne sarò grata :-). un abbraccio,
      Stefania