Quattro errori e un desiderio.

Predire come essere più felici? Ci proviamo, ma quasi sempre sbagliamo.

Non siamo bravi a prevedere cosa ci renderà felici, le ricerche lo dimostrano chiaramente. La buona notizia è che non è colpa nostra. Quella cattiva è che la nostra mente ci sta giocando qualche brutto scherzo. Il corso di Yale sulla scienza del benessere che insegna come essere felici ne svela ben quattro.

Perché le cose che pensiamo ci renderanno felici poi non lo fanno?

È passata la terza settimana a Yale e arrivano le prime risposte. Le cose che più desideriamo, per esempio un bel lavoro, tanti soldi, oggetti costosi, un fisico da modelli e il grande amore, non bastano da soli, a renderci felici. E ora tocca capire perché continuiamo a desiderarle con insistenza. 

Come ho scritto in questo post, una volta che abbiamo ottenuto quello che tanto volevamo il nostro reale livello di felicità si rivela quasi sempre più basso rispetto a quello che ci saremmo aspettati. Ma non è l’unico aspetto negativo. Risulta che, una volta raggiunta, la nostra felicità dura anche meno di quello che pensavamo.

Le nostre previsioni in fatto di felicità sono quasi sempre clamorosamente sbagliate.

La colpa però non è nostra, ma di insidiose e fastidiose caratteristiche delle nostra mente che ci traggono in inganno e ci spingono a desiderare in modo errato. Non è solo una sensazione. Diversi studi supportano questa tesi.

C’è addirittura un neologismo coniato da due psicologi americani per definire questo processo. È MISWANTING, un parola che descrive la nostra incapacità di predire quanto e come una determinata cosa ci piacerà in futuro (facendoci quindi sbagliare). Si tratta di bias cognitivi che portano a fare errori di valutazione, per dirla in maniera scientifica.

Quattro caratteristiche fastidiose della nostra mente.

1. Le nostre più grandi intuizioni (e sensazioni) sono spesso sbagliate.

La nostra mente ci inganna continuamente, facendoci immaginare emozioni future che poi non vivremo. Ci succede perché percepiamo la realtà in modo errato. Sei curioso di fare una prova? Guarda questo disegno e dimmi: se non sapessi il contrario, non diresti subito che i cerchi arancioni sono diversi?

 

E ora guarda con attenzione quest’altro disegno. Forse uno dei due tavoli ti sembra più lungo dell’altro, anche se sono assolutamente identici?

 

 
 
 
 

2. La nostra mente non è capace di valutare in termini assoluti.

Se ci fai caso, abbiamo sempre bisogno di un punto di riferimento con cui fare un confronto. A chi o cosa ci paragoniamo? In primis a noi stessi e alle nostre esperienza passate. Subito dopo alle persone attorno a noi.

Prendiamo ad esempio il nostro desiderio di guadagnare di più e anche la cifra a cui aspiriamo. Entrambe dipendono da quanto guadagnavamo in passato, da quanto stiamo guadagnando ora, ma anche da quando guadagnano le persone attorno a noi, familiari, amici e colleghi. Lo stesso vale per la marca della nostra automobile, il modello del prossimo telefono o la posizione della nostra casa. 

Il problema vero però sai qual è? Che i nostri termini di paragone non sono ragionevoli e sensati. Abbiamo piuttosto la tendenza a fissare punti di riferimento impossibili. 

Guardare la tv, le pubblicità delle riviste e lo stare sui social media amplificano i momenti di confronto impossibili. Generando fisiologici abbassamenti di autostima e un forte bisogno ad avere sempre di più.

3. Ci abituiamo alle cose.

La terza caratteristica fastidiosa della mente è la capacità innata che essa  ha di abituarsi in fretta alle cose. Come quando entriamo in una stanza buia e all’inizio non vediamo niente ma dopo un po’ la nostra vista si adatta al contesto. 

Così come esiste l’adattamento percettivo esiste anche l’adattamento edonistico. Con quest’ultimo tendiamo ad abituarci agli oggetti e alle situazioni che viviamo. Quindi il problema non sta nel desiderare un buon lavoro, di guadagnare di più o di trovare il grande amore, ma nel fatto che senza accorgercene ci abituiamo presto, la felicità raggiunta svanisce e noi iniziamo a sentirci esattamente come prima

4. La nostra mente non si rende conto che ci abituiamo e continua a fare previsioni sbagliate.

Con la quarta e più insidiosa caratteristica, scopro che ci abituiamo alle cose e alle situazioni, ma la nostra mente non se ne accorge. Ci succede, ma non ce ne rendiamo conto e tendiamo a sopravvalutare l’impatto emotivo di qualcosa che deve ancora succedere, sia in termini di durata che in termini di intensità. Si chiama impact bias ed è un inganno. Ci capita non solo quando pensiamo a situazioni future positive (quel nuovo lavoro, la nuova macchina fotografica o un borsetta da comprare), ma anche quando immaginiamo quelle negative, come la rottura di una relazione o l’arrivo di una malattia. Siamo convinti che saremo molto felici o al contrario tristissimi, ma quando poi queste cose succedono il loro impatto si discosta da quello che avevamo immaginato.

Se pensi che questo succeda perché grazie al cielo non viviamo spesso situazioni negative, quindi non abbiamo la sufficiente esperienza per fare previsioni azzeccate, purtroppo ti sbagli. Anche davanti a un evento negativo che si ripete più e più volte (lo dimostra un test fatto su chi veniva bocciato all’esame di guida) non siamo capaci di prevedere quanto infelici saremo davanti a un insuccesso.

Ecco svelato il motivo, anzi i quattro motivi che ci fa compiere scelte sbagliate. Ma come possiamo essere felici, quindi? Te lo racconto nel prossimo post con le strategie da usare per aggirare l’ostacolo degli inganni della mente.

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