Hai detto ordine? Piccola guida al cambiamento. Capitolo 1.

Più spesso di quello che pensi si cambia fuori per cambiare dentro. Be’ fare ordine è un ottimo sistema per cominciare a cambiare. Direi il primo.


C’è un detto che mi piace molto (in inglese funziona meglio) che dice fake it until you make it.

Rende benissimo l’idea del cominciare a fare invece di aspettare che arrivi il momento giusto. Ovvero, le cose cambieranno quando tu per primo comincerai a credere, agire e fare come se quella cosa l’avessi già ottenuta.

Tante, troppe volte siamo lì ad aspettare che quel momento arrivi. Lo immaginiamo, lo programmiamo, lo pianifichiamo. Intanto il tempo passa. Non siamo mai abbastanza preparati o abbastanza bravi e ci crogioliamo nell’incertezza. Alle volte quindi, fare come se quella cosa ce l’avessi già o se ti sentissi già in quel modo è un ottimo modo per fare esattamente questo: cominciare.

Come dicevo nella newsletter di febbraio (se non la ricevi questo è il momento giusto per iscriverti, ora e qui) negli ultimi mesi mi sono chiesta spesso quale fosse LA strategia per i nuovi inizi. Ci ho pensato su moltissimo, perché mi ero fissata che volevo condividere il modo migliore per ricominciare con slancio. Volevo regalarti la ricetta speciale, quella importante, quella che ti cambia la vita.


La verità è che non esiste il modo migliore. Come in tante altre situazioni però, esiste il modo giusto per te in questo momento.

Non c’è una regola valida per tutti, né che vada bene in ogni momento della tua vita. I metodi che ti propongo funzionano tutti, dipende da come sei fatto, da cosa ti serve e da che fase della vita stai passando.

Delle sei strategie che mi hanno aiutato a cominciare con slancio ed energia nelle fasi di cambiamento oggi ti voglio parlare di fare ordine.

Sì, è più facile sentirsi una persona nuova quando il tuo armadio non è stravolto da uno tsunami e le cose sono appese in bella vista lasciandoti lo spazio per vederle tutte e sceglierle; ci sentiamo persone migliori quando andiamo al lavoro in una macchina pulita invece che piena di briciole di cracker e quando il bagagliaio non è la succursale del nostro garage. Perché quando rientriamo in casa e troviamo i piatti lavati e il tavolo sgombro dalle mille carte, monete e caricabatterie di ogni tipo ci sentiamo più fortunati e meritevoli di amore.

In anni di prove e esperinza ho imparato che ci sono due modi di riordinare.

Il primo è drastico e imponente e Marie Kondo ha fatto un ottimo lavoro senza che io te lo ripeta. Se lo sai prendere con la giusta dose di umorismo e adattare alle tue esigenze, compra il suo libro e mettiti in testa che ci vorrà al meno una settimana di lavoro, ma ne uscirai come nuovo. A me i principi di Marie Kondo piacciono, non l’ho mai negato. Con me la sua sequenza (cominciare dai vestiti, continuare con i libri, intramezzare con le varie cose della casa e terminare con i ricordi e gli effetti personali) ha funzionato. Nessuno mi aveva insegnato prima di lei che è facile sentire quando una cosa non ci rende più felice.

Può anche essere il regalo amorevole di tua mamma e non volerlo dare via, ma se una cosa non ti piace di pancia non ci sarà verso di fartela piacere (e punto).

Nonostante lo abbia già fatto e non mi servano riordini drastici, ti confesso che a volte (quale periodo migliore delle prime giornate di primavera?) vuotare tutto l’armadio e vedere i miei vestiti formare una montagna infinita sul letto mi rasserena e mi accompagna a salutare le cose che non mi servono più.

Dopo il magico potere del riordino ti posso garantire che non è rimasto niente che non uso, che non mi piaccia o che non mi regali bellezza.

Prima che arrivasse lui però, avevo fatto del riordino una piccola routine quotidiana.

Per un lungo periodo, consapevole che le cose o si usano o raramente serviranno di nuovo (ma anche quello è un percorso lungo) avevo l’abitudine di riordinare per dieci minuti al giorno, non di più, e di mettere a posto quotidianamente un piccolo gruppo di oggetti.

Questo metodo presuppone che tu conosca l’unica regola imprescindibile. Ogni cosa deve avere il suo posto.


Ogni cosa deve avere un posto è la regola numero uno, che lascia il posto alla regola numero due.

Le cose della stessa categoria devono stare tutte assieme.

E per finire,  più le categorie sono micro, più il lavoro diventa facile. Per questo sono una fan di tutti i contenitori per l’ordine di Muji come questie questi.

Cosa vuol dire che le categorie si fanno micro? Che se oggi vuoi mettere a posto l’armadietto del bagno ma dentro c’è di tutto un po’ probabilmente avrai bisogno di più di dieci minuti e ti stuferai subito. Se invece nel tuo armadietto riunisci fra loro tutti i campioncini, le medicine, i prodotti per i capelli, e ordini solo uno di questi sottogruppi alla volta, allora sarà molto più facile tenere le cose al loro posto, buttare i prodotti scaduti o finiti, accorgerti che hai tre shampoo aperti e che non ti serve comprarne altri.

Lo stesso vale con i libri di ricette, con le vecchie agende o con i cavetti per ricaricare il telefono e altri apparati elettronici. E, ça va sans dire, con i vestiti e le scarpe. Allora, che dici, ti ho convinto a trovare dieci minuti al giorno per riordinare e così cominciare a cambiare?

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