La parte giusta delle cose che vogliamo.

I voti alti all’Università, un posto di lavoro prestigioso, uno stipendio alto. È questa la strada per essere felici? Secondo l’Università di Yale, sono altri gli aspetti che dovremmo considerare nella ricerca del lavoro o degli studi che ci rendono felici.

Per una strana tendenza della nostra mente, che ci porta ad avere intuizioni sbagliate, siamo naturalmente portati a desiderare una serie di cose che pensiamo ci renderanno felici. Quando le raggiungiamo però, la felicità che sentiamo non è quella che ci eravamo immaginati. Ci sono invece altre cose che non siamo portati a volere, ma che hanno il potere di farci stare bene.

Quali sono allora, le cose giuste da desiderare per essere più felici? 

L’altra faccia della medaglia.

Possiamo, in primo luogo, imparare a volere la parte giusta delle cose che già desideriamo. Prendiamo il lavoro per esempio. Vogliamo un buon lavoro e una buona carriera e la prima cosa che guardiamo è generalmente lo stipendio. In realtà, vari studi dimostrano che il lavoro che ci rende felici è quello che ci permette di usare i nostri punti di forza e di raggiungere lo stato di flusso mentre lo svolgiamo. 

I nostri punti di forza? Usarli ci rende felici.

Secondo Martin Seligman, padre della psicologia positiva, che per primo ha evidenziato l’importanza di riconoscere e sfruttare le caratteristiche distintive che tutti noi possediamo, il genere umano può contare su 24 punti di forza caratteriali, che sono stati organizzati sotto il cappello di 6 virtù massime: saggezza, coraggio, umanità, senso di giustizia, temperanza e trascendenza. Se sei curioso di scoprire quali sono i tuoi principali punti di forza puoi andare su questo sito, fare il test e ricevere il tuo profilo personalizzato.

Tornando al nostro lavoro ideale dunque, è interessante scoprire che sarai più felice nel momento in cui il tuo lavoro, indipendentemente dalla professione che tu scelga, ti permetterà di mettere a frutto i tuoi punti di forza.

Il flow o stato di flusso.

C’è anche un secondo fattore che aumenta la nostra soddisfazione professionale ed è il raggiungimento dello stato di flusso mentre svolgiamo il nostro lavoro. Ti stai chiedendo cosa significhi stato di flusso? È quello che vivi quando ti immergi completamente in quello che stai facendo tanto da non provare più niente e perdere il contatto con il mondo esterno, fino a dimenticarti dei tuoi bisogni primari come andare in bagno, avere fame, sentire sonno.

Sei nel flusso quando i tuoi obiettivi sono sfidanti ma raggiungibili, quando la tua concentrazione e il tuo focus sono saldi, quando l’attività di cui ti stai occupando ti da soddisfazione in sé, per il semplice fatto di svolgerla. E tutto questo ti regala un’incredibile sensazione di serenità, perché sei completamente immerso in quello che stai facendo, tanto da essere una cosa sola con il tuo compito.

Come si raggiunge lo stato di flusso? Si tratta di trovare il punto di intersezione tra il livello di difficoltà dell’attività che stai svolgendo e la quantità di abilità personale che devi usare per farla.

In altre parole, quanto sei a tuo agio in quello che stai facendo? Se è troppo facile ti stuferai in fretta, ma se fosse troppo difficile rischieresti di demotivarti e mollare per l’ansia di non farcela.

Allo stesso modo, quanto di quello che sai dovrai usare per svolgere quel compito? Se è troppo poco non ti sentirai coinvolto e proverai noia o addirittura apatia. 

Questo grafico illustra il punto per raggiungere il flow.

Cosa ti motiva?

Anche nel campo degli studi e dell’apprendimento possiamo imparare a desiderare la parte giusta di quello che vogliamo. 

Lo facciamo quando, invece di concentrarci sul risultato finale e sul riconoscimento del nostro lavoro, come un buon voto o un diploma, il nostro focus si sposta sulla cosa che stiamo imparando e sul piacere in sé di studiare e imparare cose nuove. In altre parole, siamo più felici quando la nostra soddisfazione dipende da una motivazione intrinseca invece di estrinseca.

Prova a considerare quello che stai leggendo o studiando come un modo per goderti quello che stai imparando invece di concentrarti solo sul risultato che vuoi ottenere. Ci sono ricerche che mettono in luce come avere una motivazione esterna, per esempio essere pagati per qualcosa che faremmo anche gratis, ha il potere di uccidere la nostra motivazione interna, togliendoci il piacere, la motivazione e il divertimento.

Puntare tutto sulla motivazione esterna mina la possibilità di rafforzare quello che viene definito growth mindset o mentalità di crescita, un atteggiamento mentale secondo il quale ogni persona può imparare qualsiasi cosa, a patto di allenarsi, lavorare duramente e usare gli errori come momento di apprendimento e crescita. Tale approccio si contrappone al fixed mindset o mentalità fissa, caratteristico delle persone che credono che il talento e l’intelligenza siano qualità che possediamo o non possediamo di per sé e non possiamo fare niente per potenziarle.

Desiderare la parte giusta delle cose è dunque la terza strategia che possiamo mettere in atto, dopo quelle per contrastare la tendenza della nostra mente ad abituarsi alle cose e quelle per resettare i nostri punti di riferimento. Ora ci resta solo da scoprire quali sono le cose da desiderare perché ci rendono davvero più felici.

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